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Archivi categoria: premio al merito agrifutura

Cosa ce ne facciamo di tutta questa lana?

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Clicca sulla foto per leggere l’articolo apparso su Tio.ch concernente il progetto di valorizzazione della lana indigena premiato da Agrifutura.

Rassegna stampa dell’Assemblea 2014 di Agrifutura

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Premio al merito 2014 - 1Il momento della consegna del Premio al merito di Agrifutura con, da sinistra, il Consigliere di Stato Avv. Claudio Zali, Direttore del Dipartimento del Territorio (padrino della consegna del premio), Marcel Bisi, Presidente della Pro Verzasca, membro e segretario della GLATI (Federazione degli artigiani del Ticino) e ricercatore SUPSI (progetto per la valorizzazione della lana indigena) e Giovanni Berardi, Presidente di Agrifutura.
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Leggi il comunicato stampa di Agrifutura.

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Guarda il Servizio di Paolo Bobbià andato in onda a Il Quotidiano della RSI (clicca sul testo in blu).

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Leggi l’articolo apparso su Ticinonews.ch.

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Ascolta il Servizio di Gabriele Borer andato in onda alle Cronache Regionali della Rete Uno (vai al minuto 12:00).

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Guarda il Servizio di Eleonora Onorari andato in onda al TG di Teleticino.

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Leggi l’articolo apparso sul Giornale del Popolo.

Rassegna stampa e Fotoservizio dell’Assemblea 2013 di Agrifutura

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Assemblea 2013 blog

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Guarda il Servizio di Debora Caccaviello andato in onda a Il Quotidiano della RSI (clicca sul testo in blu).

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Leggi l’articolo apparso sulla pagina web della RSI.

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Ascolta il Servizio di Alberto Tettamanti andato in onda alle Cronache Regionali della Rete Uno (vai al minuto 4:13).

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Guarda il Servizio di Laura Milani andato in onda al TG di Teleticino.

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Leggi l’articolo di Andrea Manna apparso su LaRegione Ticino e il riquadrato sul premio a Bruno Bergomi.

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Leggi l’articolo di Nicola Mazzi apparso sul Giornale del Popolo.

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FOTOSERVIZIO ASSEMBLEA

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Premio al merito di Agrifutura: il pensiero di Carlo Bertinelli

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Di seguito pubblichiamo l’intervento di Carlo Bertinelli col quale esprime il suo ringraziamento per l’assegnazione del Premio al merito di Agrifutura.

ASSEMBLEA 2012 AGRIFUTURA

Come ho già avuto modo di dire al vostro presidente al momento della comunicazione di questa vostra decisione, sono molto onorato e gratificato di questo riconoscimento.

Ho pure promesso al presidente che avrei evitato di parlare del progetto che abbiamo in corso a Monte Carasso poiché so che sarei stato troppo lungo e, sapendo che per molti di voi, la giornata di lavoro non è ancora finita, vi avrei sottratto prezioso tempo. Se tuttavia la vostra associazione e voi foste interessati a conoscere meglio quello che stiamo facendo, sarò lieto di ospitarvi una volta al nostro “campo base” di Curzutt affinché possiate toccare con mano l’operazione che abbiamo in corso.

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Di regola rifuggo da quasi tutte le forme che hanno anche un vago sapore liturgico e celebrativo. Ho sempre il timore che esse possano in qualche modo incidere sulla vanità, che a sua volta è nutrice dell’autocompiacimento e che è uno dei peggiori nemici del progresso e del tenere sempre alta la testa e del “guardare avanti.”

Ritengo tuttavia che questo vostro gesto è un aiuto straordinario per toglierci almeno in parte il dubbio da aver in corso un’operazione solo estetizzante, fine a se stessa, magari dal vago sapore bucolico e autocelebrativo, in un contesto in cui è invece preminente la capacità di rendere compatibile molteplici finalità nel cui ambito il criterio soggettivo del bello deve avere una funzione solo complementare.

Questa operazione è partita negli anni novanta con la costituzione della fondazione CZ-SB e da qui sono poi seguiti una serie di lavori sul comparto della collina alta di Monte Carasso che hanno riscontrato un generale apprezzamento. Grazie alla ritrovata collaborazione comune – patriziato (e fondazione) – di cui se ne parlava già quando ero ancora in fasce e giunta ad un felice epilogo dopo peraltro un percorso ad ostacoli – il discorso che abbiamo intrapreso per la collina alta sta ora esondando su tutto il territorio montano.

Fondamentalmente lo scopo principale dell’operazione – in primis quella della fondazione – era e rimane il profondo bisogno di dare contemporaneità a uno spazio territoriale che per la maggior parte della nostra comunità era diventato pericolosamente quello che gli architetti definiscono un “non luogo”. Ed è appurato che quando un spazio assume questa connotazione, non solo perde di un suo significato ma, nel suo graduale degrado, diventa purtroppo oggetto di maltrattamento. Circostanza che non poteva essere tollerata per il carico di valori che per me e per un’infima minoranza di persone esso rappresentava. Io sono infatti tra i pochi privilegiati che, avendo passato una parte importante della mia infanzia e della mia gioventù su questi territori, essi continuano ad avere molto significato anche se le occasioni della vita mi hanno portato a fare cose che mi hanno sempre più allontanato da esso. Questa montagna è infatti per me uno di quei posti che costituiscono i luoghi dell’anima. Anche tra le rovine di questo pezzo di civiltà contadina che aveva peraltro lasciato sul terreno importanti segni dell’operosità umana, riuscivo a scorgere ancora sufficienti segni che nutrivano lo spirito per il fatto di riscoprire e scorgere qua e là elementi simbolici che mi riconciliavano con questi incantevoli spazi, malgrado l’incuria e il degrado.

Appena si rientrava nella cosiddetta civiltà, mi coglieva però quasi sempre l’angoscia di vedere un giorno, cancellate per sempre anche per l’incessante opera distruttiva del bosco, queste importanti tracce per cui alla fine ci siamo dati la pena di pensare a nuove categorie di fruizioni che riuscissero a coinvolgere il maggior numero di persone e perlomeno ad allontanare nel tempo il rischio latente di vedere questi posti come un peso, un di più di cui è meglio sbarazzarsene al più presto. Peraltro questo sentimento non è solo frutto di un pensiero astratto ma è testimoniato dalla svendita di buona parte di questi fondi agli svizzeri tedeschi, avvenuta in gran parte negli anni sessanta, che – prima di noi – ne hanno saputo cogliere il fascino e il valore. Svizzeri tedeschi che un po’ dobbiamo ringraziare poiché, pur facendo qua e là qualche inopportuno intervento, ci hanno comunque aiutato a coglierne l’importanza.

L’aumentato benessere che le nostre famiglie ha conosciuto negli anni successivi ha poi consentito a molti di noi di riscoprire e riappropriarci almeno in parte di questi territori.
A me è tuttavia sempre sembrato un po’ riduttivo vedere solo la parte vacanziera o solo ludica di questi spazi anche poiché, come è poi stato dimostrato dal tempo, questo approccio non poneva in essere un discorso più globale sull’intero territorio per cui il degrado e il declino di importanti pezzi della montagna è continuato, con in mezzo delle isole di pseudo – civiltà moderna che ha prodotto più che discutibili interventi di riattazione dei rustici e a sistemazioni esterne dei terreni che nulla hanno in comune con il carico di storia che le antiche tracce lasciavano ancora trasparire.
Penso che in questa operazione di riavvicinamento a questi posti, a noi ticinesi è mancata una visione complessiva del tema. Peraltro molti chi ci ha preceduto ne avevano principalmente colto gli aspetti più negativi poiché vi era una stretta relazione di causa – effetto, probabilmente non tutta giustificata, tra il loro stato di vera povertà e questi luoghi che per lunghi anni li aveva costretti ad una vita di stenti e taluni anche di emigrazione.
L’improvviso benessere del dopoguerra ha reso difficile conciliarsi con questo passato ci ha colti impreparati. Penso che da ciò deriva ad esempio la difficoltà che da anni abbiamo nel definire una pianificazione territoriale che sappia da una parte rispettare i giusti intendimenti della legislazione federale e, al tempo stesso, non condannare questi luoghi ad un inesorabile declino, o peggio ancora, all’abusivismo edilizio.

In questo lungo e per certi versi tormentato percorso nel tentativo di preservare queste vestigia storiche e – al tempo stesso – ridare dignità e contemporaneità al territorio, è però apparso subito chiaro che la nostra buona volontà avrebbe probabilmente prodotto poco o nulla se non avessimo colto l’importanza che l’agricoltura riveste in questi luoghi, non solo e non tanto per l’attività in sè di produzione di beni di prima necessità, ma anche e soprattutto per il determinante contributo che essa è in grado di dare a medio e lungo termine nella preservazione di questi comparti. Senza il vostro interesse e senza una simbiosi con chi la terra la usa, ogni nostro sforzo risulterebbe infatti vanificato in pochi anni poiché è inimmaginabile la gestione di simili spazi senza il vostro contributo.

E’ quindi per questa ragione che il vostro riconoscimento – meglio di qualsiasi altro – rappresenta per me e per noi un segnale importantissimo per la nostra opera. Devo confessare che, quando si intraprendono simili imprese e di fronte alle peraltro normali difficoltà in cui ci si imbatte, ci si sente talvolta come il marinaio che si trova su una barca in pieno oceano, alla deriva, e che, all’improvviso, scorge all’orizzonte se non proprio la terra ferma, almeno un faro.

Ecco, oggi questo riconoscimento rappresenta simbolicamente uno di questi fari.
Sono convinto che assieme potremo fare cose utili per il nostro Bel Paese e di ciò ve ne sono infinitamente grado.

Carlo Bertinelli

Monte Carasso, 3 marzo 2012

Assemblea Agrifutura: il prezzo è giusto?

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Alla quinta assemblea di Agrifutura è stato posto l’accento sul buon andamento della stagione agricola 2011, accompagnato però da un certo degrado e mancanza di etica nella formazione dei prezzi alla produzione, in primis nel settore orticolo.

Battendosi per un recupero di valori etici anche nelle trattative per i prezzi ha affermato Giovanni Berardi, presidente di Agrifutura – il nostro settore vuole mandare un segnale a tutta la società. Se ogni attore economico riceve il giusto per ciò che produce e per il suo lavoro, la nostra economia potrà meglio superare gli effetti della crisi finanziaria. Altrimenti si verificherà un declino generale catastrofico.”

Un settore, quello agricolo che si accorge di dover prestare maggior attenzione a ciò che accade al suo esterno e ai rapporti con i cittadini. I soci presenti hanno dunque avallato la proposta del comitato di creare il Gruppo degli Amici di Agrifutura aperto ai molti simpatizzanti del settore primario. Ne deriverà una rete di contatti reciproca nell’ottica di meglio promuovere i rapporti città-campagna.

Un tema che ha infervorato i soci presenti è stata la creazione del Parco del Piano di Magadino. Chiara l’opinione uscita dalla sala: non dobbiamo avere paura di questo parco agricolo; è la possibilità per tutelare in modo duraturo questo comparto e valorizzarne le peculiarità. L’associazione nel 2012 informerà puntualmente gli agricoltori anche per sfatare le leggende metropolitane, messe in giro ad arte, che dipingono il parco come qualcosa di negativo per l’agricoltura, mentre invece il settore primario ne sarà il perno.

Al termine si è proceduto alla consegna del Premio al merito di Agrifutura a un personaggio esterno al settore distintosi per opera fattiva nei confronti del territorio e del settore primario. Il riconoscimento è andato a Carlo Bertinelli, già segretario comunale di Monte Carasso, il quale ha saputo tessere  pazientemente, istituzionalizzandola, una collaborazione fra Comune, Patriziato e Fondazione Curzútt – San Bernard col risultato di promuovere in modo coordinato un vasto recupero territoriale a scopo agricolo e turistico sulla montagna di Monte Carasso. Quale padrino d’eccezione per la consegna del premio è intervenuto Gianni Guidicelli, presidente del Gran Consiglio, il quale ha invitato gli agricoltori ad essere protagonisti attivi nelle scelte territoriali in atto, per esempio legate ai parchi, e a voler sensibilizzare i politici sui temi cari al settore primario.

Ascolta il servizio di Francesca Torrani, andato in onda alle Cronache regionali della Rete Uno RSI (vai al minuto 9:43).

Guarda il servizio di Beatrice Zeli andato in onda a Il Quotidiano della RSI.

Leggi la prima parte dell’articolo pubblicato su La Regione del 5 marzo 2012.

Leggi la seconda parte dell’articolo pubblicato su La Regione del 5 marzo 2012.

Leggi l’articolo apparso sul Giornale del Popolo del 5 marzo 2012.

Assemblea Agrifutura: coltiviamo i rapporti fra città e campagna

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Alla presenza di una quarantina di soci, si è svolta oggi a Giubiasco l’assemblea di Agrifutura. Molto intensi i lavori grazie alla partecipazione e ai contributi giunti dalla sala.

Fra le altre cose, su due punti è stata posta particolare attenzione:

L’assemblea ha pure nominato Ana Cristina Feitknecht come nuovo membro di comitato in sostituzione di Marco Bassi.

Guarda il servizio di Agata Galfetti trasmesso dal Quotidiano della RSI.

Ascolta il resoconto di Sharon Bernardi, andato in onda alle Cronache Regionali della RSI (vai al minuto 5:40).

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