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Archivi categoria: difesa del territorio agricolo

APM: castagnata e inaugurazione pannello informativo

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Cari soci e simpatizzanti APM,

sabato prossimo, 28 ottobre, a un anno dalla messa a dimora del viale alberato presso il Demanio cantonale di Gudo per testimoniare i trenta anni di presenza dell’APM, sarà inaugurato un pannello informativo con tutte le indicazioni sul progetto.

Il viale alberato, realizzato con piante autoctone di diverse specie, è stato concepito in stretta collaborazione con Ficedula e BirdLife Svizzera, Associazioni che hanno finanziato l’acquisto delle piante e delle relative protezioni.

Per l’occasione sarà offerta ai soci e agli ospiti, presso gli stabili del Demanio, una castagnata in compagnia.

 

L’evento avrà luogo con ogni condizione meteorologica.
Il fuoco alle caldaie per la castagnata sarà dato dalle già alle 14.00 con la distribuzione fino all’esaurimento delle castagne.

L’appuntamento per la cerimonia inaugurale del pannello è alle 15.30, sul posto,

Vi attendiamo numerosi

Daniele Polli, segretario APM

Via Locarno 118

6516 Cugnasco

Tel: 091 840 95 55

Mail: daniele.polli@bluewin.ch

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OPINIONE: L’intervento di Claudio Cattori sul Parco del Piano nella seduta del Consiglio comunale di Giubiasco

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claudio-cattori

L’Istituzione del Parco del Piano di Magadino è un atto politico che dimostra la volontà di salvaguardare almeno quel che resta di un territorio agricolo, unico nel nostro Cantone.

Lo scempio perpetrato ai danni del Piano di Magadino, nei decenni trascorsi, è uno spettacolo desolante sotto gli occhi di tutti. Insediamenti discutibili imposti dalla Confederazione, dal Cantone e, ciò che è più grave, dai Comuni che si affacciano sul Piano. Taluni amministratori comunali, negli anni, hanno fatto delle scelte pianificatorie, che ora testimoniano lo spreco e l’irragionevole sottrazione di terreno agricolo.

Infatti, negli anni ottanta e novanta, ma anche all’inizio del secondo millennio, taluni politici si sono lasciati sedurre dalla frenesia dagli insediamenti che avrebbe dovuto generare entrate stratosferiche. E così non è stato nella maggioranza dei casi.

Ma è altrettanto vero che, quei politici, avevano smarrito il senso di responsabilità che consigliava di salvaguardare e proteggere un territorio agricolo di assoluto pregio. I territori di Sant’Antonino, Cadenazzo e anche Contone non necessitano, a questo proposito, di commenti. Ora sono però diventati una realtà scomoda, imbarazzante.

È soprattutto ora di vigilare per evitare il peggio; è quello che ci si propone questa sera. In questo contesto non posso dimenticare che, una responsabilità di non poco conto, va anche addebitata dal Consiglio di Stato che ha ratificato, nel passato, l’estensione sconsiderata di zone edificabili, con l’aggravante di aver accettato anche norme edificatorie che possono essere definite spregiudicate.

I contadini, in quell’epoca, avevano fatto sentire la loro voce ma erano poco ascoltati e per certi versi erano dileggiati o quantomeno considerati come nostalgici di un’epoca che sembrava essere stata soppiantata dalla corsa al presunto benessere economico. Invece il tempo ha dato, seppur tardivamente, ragione a coloro che si battevano per salvaguardare un bene irripetibile qual è il territorio agricolo.

Dopo questa premessa dichiaro di accettare, in linea di massima, gli obiettivi che s’intendono perseguire con il Parco del piano di Magadino. Ma non posso evitare dal manifestare le mie preoccupazioni; come cittadino e agricoltore.

La terra è una proprietà di tutti ma si sa che essa è sempre stata ultimata e lavorata dei contadini e degli agricoltori. Chi, più di loro, devono essere considerati gli attori principali in questo contesto? Certo, ci sono regole e ordinamenti che vanno rispettati. Ma loro sono i primi attori. Ora, più di ieri, se vogliamo mantenere intatto quel territorio agricolo che rimane, gli agricoltori non devono però essere intralciati dalle esasperanti limitazioni che vorrebbero imporre gruppi di pensiero che rasentano l’estremismo.

Gli agricoltori, è bene ricordarlo, hanno una coscienza ecologica. Le leggi, le ordinanze, le norme fissano limiti che non possono e non devono essere superati. Sono quindi una garanzia che deve rassicurare anche per chi appare ossessionato da una visione ecologicamente estrema. E’ invece necessario sapere coniugare, sapientemente, il rispetto della natura con le esigenze economiche.

La terra deve fornire la sussistenza e i contadini sono coloro che la coltivano. Sembra un’equazione facile ma, ammetto, anche delicata. Ed è inevitabile che, quando si parla di agricoltura, non si può eludere l’aspetto economico. Oggi l’orticultura, per sopravvivere, deve adeguarsi ai progressi tecnologici. In particolare l’orticoltura non può prescindere dalle serre ad alta tecnologia e dalla coltivazione intensiva. Pena il fallimento!

Ma, quando il progresso è ben orientato si possono ottenere risultati interessanti. Per esempio, nel nostro Comune, la lungimiranza del Comune di Giubiasco ha reso possibile la creazione di due “zone serre”, in buona parte costruite ad alta tecnologia e allacciate al teleriscaldamento Teris SA. Una visione politica che va segnalata anche perché possa essere d’esempio in altre parti del Cantone per avviare una collaborazione virtuosa, fra agricoltura e altre entità, che è esemplare. Nel nostro caso è il termovalorizzatore che fornisce energia anche agli agricoltori.

Vale la pena di ricordare che quattro aziende del nostro Comune collaborano con la Federazione ortofrutticola ticinese FOFT di Cadenazzo che ha un fatturato di 30 milioni. Ben il 59% della cifra d’affari della FOFT, è prodotto dalle quattro aziende, ubicate nelle zone serre. E’ una realtà che merita, in questo contesto, di essere considerata perché, oltretutto, gli acquisti sono veramente a km zero e si potrebbe addirittura definirli: “acquisto giubiaschese DOC a chilometro zero”.

Ma c’è di più: nelle quattro aziende operano circa 100 lavoratori e lavoratrici che producono un indotto non trascurabile sulle altre categorie economiche.

Concludo ripetendo che le forzature idealistiche hanno un loro senso nella misura in cui sanno essere complementari a una realtà che non si cambia con i soli proclami e buoni propositi. Assicuro la mia adesione al Messaggio Municipale auspicando fortemente che gli attori del Piano di Magadino erano, sono e saranno quegli agricoltori che da sempre sono fedeli e rispettosi della terra.

 Claudio Cattori

Giubiasco, 17 ottobre 2016

Si preannuncia buona l’annata agricola 2016

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vignetta boneff bancomat agricolo

OPINIONE – I ticinesi vogliono questo Parco!

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La raccolta in meno di 2 mesi di quasi 15’000 firme per l’iniziativa popolare “Spazi Verdi per i nostri figli” non può lasciare indifferenti i nostri politici. La salvaguardia del territorio ed un suo uso sostenibile godono senza dubbio dell’appoggio di moltissimi ticinesi. L’iniziativa farà il suo corso e certamente il popolo dovrà pronunciarsi in merito. Ma, già in questi giorni, i politici del nostro Cantone avranno l’occasione di dimostrare di essere sulla medesima lunghezza d’onda della popolazione e di chi ha firmato l’iniziativa “Spazi Verdi”. L’importantissimo banco di prova è costituito dall’istituzione del Parco del Piano di Magadino sulla quale il Gran Consiglio si pronuncerà proprio mercoledì o giovedì prossimi. Un progetto la cui elaborazione ha necessitato di diversi anni ed ha comportato l’ampio coinvolgimento di tutta una serie di attori. Così, Comuni, Associazioni, Enti ed operatori del territorio hanno concordato assieme al Cantone un modo condiviso da tutti per riuscire a dare un futuro sostenibile ai circa 2’500 ettari del Piano di Magadino. Un futuro fatto in primis di attività agricola, ma anche di tutela di spazi naturali e di fruizione da parte di turisti e della popolazione per il proprio svago. Non è stato sicuramente facile mettere d’accordo tutti, ma, oggi, in un contesto geografico limitato come il nostro Cantone, è impensabile portare a compimento qualsiasi progetto di ampia portata senza percorrere la strada del consenso fra tutti gli attori in campo. Proprio per questo, il Gran Consiglio, se dirà di SÌ al Parco del Piano di Magadino, dimostrerà di approvare in primis la metodologia scelta per giungere alla sua istituzione. Cioè dirà SÌ alla via della concertazione, l’unico modo per assicurare a questo Cantone uno sviluppo qualitativo non solo su questo, ma anche su altri fronti.

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Giovanni Berardi – Presidente di Agrifutura

Firmate l’iniziativa popolare “Spazi verdi per i nostri figli”

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Cliccando sull’immagine sottostante potete scaricare il formulario per la raccolta delle firme per l’iniziativa popolare cantonale “Spazi verdi per i nostri figli” della quale Agrifutura è co-promotore. Si tratta di un’iniziativa legislativa elaborata che ha come scopo di preservare gli spazi del fondovalle non edificabili o non ancora edificati in larga misura presenti nel Canton Ticino. Entro la metà di dicembre si dovranno raccogliere almeno 7’000 firme per assicurarne la riuscita. Raccomandiamo a tutti voi di firmare e far firmare anche solo nella vostra ristretta cerchia famigliare e di rispedire immediatamente il formulario, anche se incompleto. Ricordiamo che bisogna utilizzare un formulario per Comune.

La difesa del territorio agricolo è un compito nobile e indispensabile per assicurare anche alle generazioni future un territorio vivibile. Grazie per il vostro impegno!

 

Giovanni Berardi, Presidente di Agrifutura

 

spazi verdi

Piano di Magadino: A2/A13, chieste garanzie ma il Parco non è sotto tiro

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Riprendiamo un articolo apparso sul Giornale del Popolo a firma di Maurizio Valsesia con le precisazioni del presidente della Commissione della Pianificazioe Luigi Canepa.

 

Maggi accusa i colleghi di  impallinare il progetto. Ma il presidente Luigi Canepa rassicura: «Reazione esagerata. La maggioranza è favorevole.  Rapporto in Parlamento entro l’anno. 

Il Piano di Magadino.

di Maurizio Valsesia

Davvero volete affossare il progetto del Parco del Piano di Magadino? «Assolutamente no, nessuno vuole impallinare nulla. Ritengo esagerata la reazione del collega dei Verdi». 

Getta acqua sul fuoco il presidente della Commissione Pianificazione del Territorio Luigi Canepa (Ppd), da noi interpellato dopo l’arrivo in redazione del comunicato stampa con cui i Verdi hanno annunciato che il loro rappresentante, Francesco Maggi, ha abbandonato la riunione della Commissione in corso ieri a Bellinzona, «mentre si discuteva, o meglio si impallinava, il progetto di Parco del Piano di Magadino», sostiene il partito ecologista, che parla di «manovre antidemocratiche».

«Dopo due anni di lavoro, estenuanti tira-molla, esauriti i pretesti per guadagnare altro tempo – prosegue la nota dei Verdi – sono usciti allo scoperto i cecchini. Lega, UDC e la maggioranza di PPD e PLR hanno chiaramente fatto capire che non intendono approvare il Parco del Piano di Magadino. Secondo loro la priorità è il collegamento veloce A2-A13 per Locarno, anche a costo di ripescare la famigerata Variante 95». E ancora: «Si sta affossando un progetto di valorizzazione del Piano di Magadino che a livello di consultazione ha suscitato ampi consensi mentre per il collegamento A2- A13 si sta rischiando di far saltare gli accordi sul tracciato, mandando alle ortiche anche la speranza di vedere un futuro collegamento per Locarno».

Presidente Canepa, in che clima si è svolta la riunione e cosa avete deciso. «Il clima era assolutamente normale. I toni non erano eccessivi. Il collega Maggi ha espresso una serie di dubbi e poi, un po’ a sorpresa, si è alzato ed è uscito. Noi abbiamo proseguito i lavori e, ripeto, la Commissione intende portare avanti il dossier. Il collega Lorenzo Bassi sarà relatore della bozza del rapporto, che ha garantito di presentare per settembre. Contiamo così di arrivare in Gran Consiglio con il dossier entro la fine dell’anno». 

Perché si è parlato anche del collegamento veloce del Locarnese con l’autostrada? «Semplicemente perché alcuni colleghi voglio essere sicuri che approvando il Parco e quindi definendo il suo perimetro, non si precluda l’avanzamento dell’iter relativo all’A2/A13. Un dubbio. 

«A tal proposito invieremo al Consiglio di Stato una lettera per chiedere maggiori informazioni. Credo che Maggi abbia equivocato; nessuno ha espresso l’intenzione di affossare il Parco. Certo, sulla creazione di quest’area protetta e di svago non tutte le sensibilità sono uguali, ma la maggioranza della Commissione è favorevole». 

Parco del Piano di Magadino: Maggi sbatte la porta

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maggi

Come riferisce Ticinonews.ch, si susseguono in Ticino gli episodi di rappresentanti politici che abbandonano riunioni in modo polemico.

Dopo l’improvviso addio del consigliere di Stato Claudio Zali all’assemblea dei cacciatori di sabato scorso, oggi è il deputato dei Verdi Francesco Maggi ad essersi reso protagonista di un episodio simile.

Maggi ha abbandonato la riunione di stamattina della Commissione della pianificazione mentre si discuteva del progetto di Parco del Piano di Magadino.

Più che discuterlo, secondo Maggi, lo si stava impallinando.

“Dopo due anni di lavoro, estenuanti tira-molla, esauriti i pretesti per guadagnare altro tempo, sono usciti allo scoperto i cecchini” afferma Maggi. “Lega, UDC e la maggioranza di PPD e PLR hanno chiaramente fatto capire che non intendono approvare il Parco del Piano di Magadino. Secondo loro la priorità è il collegamento veloce A2-A13 per Locarno, anche a costo di ripescare la famigerata Variante 95.”

“Non è bastato ricordare loro che nel settembre 2007 la maggioranza del popolo ticinese aveva detto NO a un tracciato sul Piano e ribadito l’importanza del Piano per l’agricoltura, la natura e lo svago” aggiunge il granconsigliere dei Verdi. “Non è bastato neppure ricordare loro che il Parco non porta pregiudizi ulteriori al collegamento veloce, basta e avanza il paesaggio palustre d’importanza nazionale, già in vigore, per bloccare eventuali tracciati troppo invasivi sul piano. Non è bastato neppure far presente che Berna non ha nessun interesse nel parco del Piano di Magadino, che è un progetto cantonale. Non è certo prendendo in ostaggio il Parco che si ottengono da Berna i finanziamenti per la strada. Ridicolo. Semmai il rischio è che le associazioni ambientaliste ed agricole scendano dal carro di sostegno del progetto di collegamento A2-A13 scelto dal gruppo di lavoro del Cantone, creato da Borradori all’indomani della batosta sulla Variante 95. E allora altro che 10-15 anni per vedere un collegamento.”

“E se Berna non paga, è forse anche a causa del Governo ticinese e degli stessi partiti PLR, PPD, Lega e UDC, che hanno messo come priorità il raddoppio del Gottardo, che invece di migliorare la mobilità del cantone la manderà in tilt” afferma ancora Maggi, secondo cui la commissione della pianificazione sta affossando un progetto di valorizzazione del Piano di Magadino che a livello di consultazione ha suscitato ampi consensi, “mentre per il collegamento A2-A13 sta rischiando di far saltare gli accordi sul tracciato, mandando alle ortiche anche la speranza di vedere un futuro collegamento per Locarno.”

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