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Archivi categoria: danni selvaggina

Decisione dipartimentale per il prelievo di cervi e caprioli che causano danni alle coltivazioni agricole

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Risoluzione governativa concernente l’autorizzazione per l’abbattimento del lupo M75 e relativo perimetro in cui può aver luogo l’abbattimento

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Decisione del DT in merito al prelievo di capi viziosi (cervi) per prevenire i danni alle colture

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Decisione dipartimentale per il prelievo di cervi che causano danni alle coltivazioni agricole

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Dopo la cucciolata di lupi, ora c’è anche l’orso

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La RSI ha riferito dell’avvistamento di un orso da parte di un cacciatore in Val Roggiasca, una valle laterale che si diparte verso sud da Roveredo Grigioni. Clicca sulla foto per vedere il servizio andato in onda al Quotidiano.

Una famiglia di lupi in Valle Morobbia

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Come riferisce la RSI (leggi la notizia cliccando qui o sull’immagine), una famiglia di lupi è stata avvistata e fotografata in Valle Morobbia. Dopo la presenza sporadica di singoli predatori, ecco dunque giunta la conferma di una presenza stanziale del lupo in Ticino.

OPINIONE – Agricoltura, caccia e ideologia

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Editoriale di Gianmaria Pusterla apparso sul GdP del 14 maggio 2014

Vorrei ritornare su un avvenimento che occupa l’opinione pubblica in questi giorni. A costo di deludere qualche lettore e dico subito che non si tratta dell’”affare BancaStato”. Insufficienti sono oggi gli elementi a disposizione per prefigurare un giudizio. Più saggio aspettare, dunque, non lanciarsi in facili speculazioni, come purtroppo alcuni partiti (leggasi PS e Verdi) hanno già fatto nella giornata di ieri.

Mi ha colpito una strana coincidenza: sabato, proprio nel medesimo momento in cui il consigliere di Stato Claudio Zali lasciava quasi stizzito l’assemblea dei cacciatori ticinesi, un terzetto di maestosi cervi ha saltato la carreggiata della strada che congiunge Meride con Arzo  (zona San Giorgio, bandita di caccia) 5 secondi prima che l’auto su cui mi trovavo passasse da quel punto e 10 secondi prima che una famigliola (papà, mamma e bambino) transitasse con le sue biciclette.

Caspita, mi son detto, per un pelo non ci scappava o l’incidente o una disgrazia ben peggiore, qualora uno dei tre animali avesse colpito uno dei ciclisti. Insomma: mentre si disquisisce su come risolvere o arginare la presenza di ungulati sul territorio cantonale ho avuto la prova provata che tale presenza è ormai diventata invadente e pericolosa per le stesse persone. E non solo dannosa per chi ancora si occupa di coltivare terreni e vigneti.

Il presidente dei cacciatori Fabio Regazzi si è permesso di insinuare il dubbio che qualcosa in Ticino non funzioni nella gestione degli ungulati: si spendono molti più soldi per coprire i danni che cinghiali e cervi fanno alle colture rispetto a quanto avviene in altri Cantoni. Questo non perché sia sbagliato dare a chi viene danneggiato, ma perché, forse, non vengono adottate le misure strategiche e preventive adeguate.

E tra coloro che potrebbero portare un contributo a questa regolazione i cacciatori dovrebbero essere in prima linea. Non sembra purtroppo essere il caso. Emerge qui evidente l’annosa, difficile ricerca di collaborazione tra chi pratica la caccia e l’Ufficio cantonale caccia e pesca. Quasi che quest’ultimo non riesca a considerare la categoria dei cacciatori un alleato nella difesa del territorio.

Ben conosciamo invece il patrimonio di conoscenza che i cacciatori portano con sé e il naturale ruolo regolatore che la caccia, nei secoli, ha sempre esercitato sulla fauna. Ma se, per un preconcetto ideologico – come sembra sempre più imporsi in questa società (che va quindi a condizionare anche gli apparati statali) -, l’animale selvatico non può essere cacciato (nei periodi e nei momenti giusti che la natura consiglia), allora sarà difficile evitare le conseguenze negative per agricoltori e viticoltori.

Urge un cambiamento d’approccio, guardando bene a ciò che il passato ci può insegnare.

“Querelle” Zali-Regazzi: la posizione di Francesco Tettamanti del gruppo “territorio e ungulati”

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Scontro Zali – Regazzi: le ragioni di chi sta al fronte per il bene comune

 

Le scintille scoppiate fra il Consigliere di Stato Claudio Zali e il Presidente della FCTI Fabio Regazzi durante la recente assemblea della Federazione Cacciatori Ticinesi hanno sollevato per l’ennesima volta il problema dei danni all’agricoltura e alla natura provocati dagli ungulati nel nostro Cantone.

Oggetto del contendere sono state le dichiarazioni poco opportune del Presidente Regazzi in un’intervista rilasciata alla vigilia dell’assemblea del sodalizio da lui presieduto, nella quale egli ha sollevato diverse obiezioni sulla gestione della problematica da parte del Dipartimento del Territorio.

Fra i vari quesiti il Presidente della Federazione dei Cacciatori Ticinesi si chiede come mai in Ticino lo Stato sia costretto a dei risarcimenti milionari (CHF 1,3 Mio nel 2013) mentre nei Cantoni a noi vicini i risarcimenti nei confronti dell’agricoltura sono più che esigui, lasciando intendere fra le righe che le nostre autorità sono troppo magnanime nel risarcire i danni provocati dagli ungulati, prevalentemente cervi e cinghiali.

Regazzi è un politico navigato, di spessore e solitamente ben informato, per cui la domanda che sorge spontanea davanti a questa sua presa di posizione è: dove vuol andare a parare?

Il motivo della notevole differenza nei risarcimenti rispetto ad altri Cantoni è in realtà molto semplice.

In primo luogo la distribuzione territoriale delle zone agricole in Ticino è molto diversa rispetto al Vallese e ai Grigioni.

I vigneti si trovano infatti direttamente in prossimità delle zone boschive.

Inoltre in Vallese e nei Grigioni il cinghiale, responsabile di quasi la metà dei danni, non è praticamente presente mentre in Ticino, dopo una assenza plurisecolare, è ricomparso da circa un ventennio, introdotto clandestinamente – guardacaso … da cacciatori (sembrerebbe) d’oltre confine- allo scopo di aver finalmente qualcosa di grosso da cacciare anche al piano. Da buon cacciatore Regazzi dovrebbe conoscere molto bene il loro tasso di proliferazione e le conseguenze dovute a una gestione errata delle loro popolazioni.

Per quanto concerne il cervo, nei Cantoni a noi vicini – contrariamente a quanto accaduto in Ticino- non si è mai adottata una politica espansiva da parte delle autorità cantonali e chiaramente supportata dalle società venatorie.

La presenza del cervo a sud del ponte diga è stata infatti favorita da una politica di gestione molto espansiva della specie adottata soprattutto in questo ultimo decennio.

È ovvio che con l’introduzione di un ungulato di tali dimensioni in zone con la presenza di santuari dove la caccia è bandita (Monti San Giorgio e Generoso)  e dove a ridosso di queste bandite sono presenti da secoli vigneti e altre colture sensibili- non saremmo potuti che arrivare a questo sfacelo.

 

Non da ultimo e a mio parere di capitale importanza, i nostri vicini non hanno mai avuto all’interno delle istituzioni lobby così potenti come quella dei cacciatori ticinesi.

Lobby che ha influenzato notevolmente la politica venatoria ticinese degli ultimi anni e che probabilmente non ha permesso a chi di dovere di gestire le popolazioni di ungulati, analogamente a quanto hanno fatto i nostri vicini, dove vige un sostanziale equilibrio faunistico e i danni a boschi e colture sono di conseguenza limitati. In Vallese ad esempio la densità di cervi /km2 è esattamente la metà di quella ticinese e il cinghiale come detto è assente.

Regazzi si dimentica inoltre di un punto estremamente importante: il problema non è solo al piano e in collina e limitato all’agricoltura, bensì è esteso alle nostre foreste, che stanno subendo danni e che senza un deciso intervento porrebbero le generazioni future di fronte a rischi potenzialmente gravissimi.

Il rinnovo naturale della foresta in molte zone, anche in quelle definite ad alto potenziale di protezione per il fondovalle, si è arrestato a causa del brucamento di cervi, caprioli camosci e quant’altro.

Lo Stato e soprattutto i proprietari di boschi (patriziati, comuni e privati cittadini) devono investire annualmente milioni per far fronte ai danni e per assicurare le adeguate protezioni alle nuove piantagioni.

Non è normale che la collettività debba investire CHF 200.00 per proteggere una piantina che costa dieci volte meno!

Questi investimenti, assurdi ma necessari, sono l’unica soluzione per garantire un bosco sano fra trenta o cinquant’anni. Abbiamo tutti visto nella vicina Penisola i danni causati dal dissesto idrogeologico presente in molte regioni.

L’unica vera protezione per la popolazione da frane, caduta di massi e alluvioni è un territorio ben curato e un bosco che possa svolgere le sue funzioni protettive.

Le leggi, federali e cantonali, sono chiare e vanno rispettate, visto che sono il frutto di un iter democratico. Il loro obiettivo è uno solo: assicurare il giusto equilibrio fra la fauna presente e la natura senza dimenticare la corretta convivenza con l’agricoltura e l’uomo in generale. La caccia è uno strumento di capitale importanza per il raggiungimento di questo equilibrio.

Venendo meno i predatori naturali – e penso che in Ticino nessuno, salvo qualche sprovveduto idealista, vuole vedere scorazzare sul nostro territorio e nei nostri giardini orsi, linci e branchi di lupi – rimane per il momento l’unico mezzo per tornare a una situazione sostenibile per quanto riguarda le popolazioni di selvatici.

Ben vengano in seguito anche le misure dissuasive e non cruente citate in molte occasioni e applicate con successo in regioni con le stesse caratteristiche della nostra.

Gli agricoltori vorrebbero solo poter svolgere il loro onesto lavoro, raccoglierne i frutti per venderli o trasformarli.

Non c’è nulla di più mortificante che veder vanificato in poche ore il duro lavoro di un anno intero e dover chiedere il legittimo risarcimento per i danni subiti. Leggere certi commenti espressi da politici che dovrebbero avere a cuore l’economia del nostro Cantone e il suo territorio, dove si sottintendono dei privilegi ingiustificati in questo ambito fa male, molto male, e non è oltretutto corretto.

Lo stesso discorso vale per i nostri forestali, che ambirebbero ad intervenire sul bosco in modo incisivo e non su dei mini-recinti per alberi. I ritardi nelle opere di rimboschimento sono considerevoli e non c’è più tempo da perdere.

Per questi motivi sarebbe veramente opportuno che la caccia assumesse il proprio vero ruolo di garante dell’equilibrio naturale fra animali e il resto della natura al’interno del nostro territorio.

Chi opera sul territorio è veramente stufo di passare per mantenuto dello stato. E di dover sacrificare parte del proprio reddito o del proprio lavoro per permettere a un esiguo gruppo di persone di praticare uno sport per due settimane all’anno, perché purtroppo per molti la caccia si è ridotta a questo.

Da figlio di cacciatore, constato infatti con rammarico e che il vero “spirito del cacciatore” va sempre più scemando e vige sempre più la politica del congelatore pieno e della preda assicurata con poca fatica.

La funzione dell’On. Zali va ben oltre l’assecondare i desideri di una Lobby.

Il fatto che egli abbia picchiato i pugni sul tavolo dimostra il suo innegabile impegno e il fatto che sappia difendere la sua funzione e le sue idee, ma anche che sappia dire NO a qualcuno.

Abbiamo potuto constatare tutti dove ci ha condotto la politica del “tàia e medéga” praticata fino ad ora e forse una bella scossa andava data per portare tutti alla ragione.

Nell’interesse collettivo spero che tutte le parti in causa riescano finalmente a trovarsi pacatamente attorno ad un tavolo e ad ascoltarsi, senza pregiudizi e con la ferma volontà per ricercare una definitiva soluzione a questo annoso problema. In molti temi, come ad esempio quello delle bandite, vi è infatti una notevole unità di vedute fra FCTI e chi opera sul territorio, su altri sono certo che delle soluzioni si troveranno. D’altra parte la caccia, quella vera, era forse ancora più sentita vent’anni orsono, quando le popolazioni di ungulati erano molto inferiori a quelle attuali. Sarebbe veramente buona cosa tornare alle origini.

Si risparmierebbero così un sacco di soldi in risarcimenti, e di questi tempi scusate se è poco …..

I fondi così risparmiati potranno essere destinati ai loro scopi originali: una più rapida opera di rimboschimento nelle zone a rischio e le premesse per una miglior gestione dei selvatici con il Fondo per la caccia, al momento esangue a causa dei risarcimenti dei danni all’agricoltura.

 

Per il gruppo Territorio e Ungulati

Francesco Tettamanti

Zali cerca di risolvere il problema dei capi viziosi e i cacciatori lo rimproverano

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assemblea caccia

Scintille all’assemblea della Federazione dei Cacciatori Ticinesi (FCTI) con tanto di plateale abbandono della sala da parte del Consigliere di Stato Claudio Zali. Oggetto del contendere gli interventi delle scorse settimane del Dipartimento del territorio che ha ordinato, come di sua competenza di legge, l’abbattimento di un centinaio circa di ungulati, principalmente cervidi, ritenuti viziosi. Questa operazione concerneva in particolare le zone vicine ai fondovalle e all’abitato e mirava a proteggere le colture, la vigna in primis. Ebbene il provvedimento non è andato giù ai cacciatori, i quali per bocca del proprio presidente, il consigliere nazionale Fabio Regazzi, avevano rilasciato un’intervista molto critica sul Corriere del Ticino proprio il giorno prima dell’annuale assemblea FCTI, ritornando poi sul tema nell’epilogo della relazione presidenziale. Ed è proprio questa fuga in avanti dei cacciatori a non essere andata giù al Consigliere di Stato. Zali, come confermato dallo stesso Consigliere di Stato a Teleticino, avrebbe preferito discuterne a quattr’occhi con gli interessati durante l’assemblea.

Zali prende visione dei danni degli ungulati alla vigna di Ravecchia

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Zali danni ungulati alla vigna

Comunicato ungulati Zali

Clicca sulla foto o sul comunicato per leggere il testo integrale dello stesso.

Auguri da Prodebest

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auguri prodebest 2

auguri prodebest

Il lupo apparso in Valle Maggia è italico

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lupo boneff

È stato un lupo a sbranare sei capre nella valle del Soladino, sopra Someo. Il fatto è avvenuto circa un mese fa e la conferma scientifica è arrivata nei giorni scorsi all’Ufficio caccia e pesca da parte del laboratorio al quale erano stati inviati i reperti biologici prelevati dai guardiacaccia. Risultato: si tratta di un lupo italico. Ora si approfondirà la ricerca per verificare se è un esemplare già catalogato per fatti analoghi, compiuti in precedenza, o se si tratta di un «nuovo entrato» nell’elenco. Leggi tutta la notizia anticipata dal Giornale del Popolo che riassume tutta la vicenda e indica le possibili contromisure se le predazioni dovessero proseguire a questo ritmo.

Il lupo colpisce ancora. Ora è in Lavizzara.

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lupo 2

Gli allevatori valmaggesi sono in allarme. Si susseguono infatti a ritmo sempre più incessante i rinvenimenti di carcasse di pecore sbranate, molto probabilmente ad opera del lupo. L’ultima segnalazione in ordine di tempo risale a ieri mattina, nella zona di Rima, sopra Broglio, dove sono state ritrovate due pecore sbranate, di proprietà di Armando Donati.

L’episodio, che è stato segnalato all’Ufficio cantonale caccia e pesca, segue di pochi giorni altri ritrovamenti analoghi, avvenuti in Valle Rovana, nella Valle del Soladino e nei pressi di Magadino. Il weekend scorso, inoltre, un cacciatore avrebbe avvistato il lupo da una settantina di metri di distanza, sui pendii di Linescio. Il ritorno del predatore sembra ormai una certezza.

Fonte: www.ticinonews.ch

Avvistato il lupo in Ticino

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pecora sbranata cerentino

Il lupo sembra veramente essere tornato in Ticino. Dopo le numerose segnalazioni di pecore sbranate – a Magadino, in Alzasca e, notizia di questo weekend, 15 capi sopra Cerentino – sabato finalmente un cacciatore l’avrebbe avvistato. Leggi la notizia anticipata dal Giornale del Popolo.

Il lupo sembra esser tornato in Ticino

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lupo 1

Il lupo potrebbe essere tornato in Ticino. Tre capre sgozzate, infatti, sono state ritrovate nella Valle del Soladino, sulla sponda destra della Vallemaggia.

La scoperta è stata fatta lo scorso fine settimana, a 1’400 metri di quota e il principale sospettato è proprio lui. La certezza della presenza dell’animale, però, la si avrà solo dopo le analisi di alcuni campioni di DNA prelevati e inviati a Losanna.

Stando a quanto anticipa la Regione (clicca qui per leggere l’articolo in formato .pdf), “le modalità dell’aggressione, lasciano pensare che la razzia sia opera di un lupo”. Fatta eccezione per un avvistamento in alta Valle Onsernone, di questi predatori nel Locarnese non si hanno più segnalazione da diversi mesi, ricorda il quotidiano.

Fonte: www.rsi.ch

Giornata Prodebest per la protezione del bestiame

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Sabato 23 novembre 2013, l’associazione Prodebest organizza una giornata informativa sulla protezione del bestiame dai grandi predatori (vedi locandina e programma sotto). In virtù di un accordo fra le nostre associazioni, i soci di Agrifutura potranno iscriversi gratuitamente alla giornata. I costi dell’iscrizione saranno infatti assunti da Agrifutura.

giornata protezione bestiame

Tre milioni per proteggere il bestiame

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lupo

Nell’ambito della revisione della legge sulla caccia, che entrerà in vigore all’inizio del 2014, la Confederazione sborserà circa 3 milioni di franchi entro il 2015 per finanziare misure volte a proteggere il bestiame dai grandi predatori, come il lupo, la lince o l’orso. La Confederazione coprirà l’80% dei danni causati alle greggi da linci, orsi, lupi e sciacalli dorati, si legge nell’ordinanza. I danni provocati dai castori, dalle lontre o dalle aquile verranno rifusi ai cantoni in misura del 50%.

Fonte: Corriere del Ticino online

Risultati caccia alta 2013

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caccia 1

caccia 2

Danni degli ungulati alle coltivazioni: a chi rivolgersi per la constatazione?

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capriolo

Diversi viticoltori, orticoltori e agricoltori ci segnalano consistenti danni da brucamento causati dagli ungulati, in particolare di caprioli e cervi, come pure danni da “rivoltamento” provocati da sempre più numerosi cinghiali. Il Cantone ha creato un fondo per far fronte ai danni subiti in base alla perdita di guadagno stimata. Prima della valutazione del rimborso l’Ufficio caccia e pesca procede alla constatazione dei danni per il tramite di un perito.

La persona di contatto presso l’Ufficio caccia e pesca, nonché responsabile della constatazione dei danni è Andrea Stampanoni, tel. 079 503 99 23.

Suggeriamo di documentare con foto e prove e di possibilmente non distruggere le prove prima della costatazione (per esempio evitare di seminare una nuova coltura prima del sopralluogo).

Come sempre Agrifutura è a vostra disposizione per coadiuvarvi in caso di diffoltà o lungaggini (segretariato@agrifutura.ch).

Risultati preliminari caccia alta 2012

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Scheda informativa UCP sul cinghiale

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L’Ufficio caccia e pesca del Canton Ticino ha recentemente pubblicato una scheda informativa sul cinghiale che ne presenta le carattistiche e alcuni accorgimenti per contenerne danni e disagi.

Scarica la scheda informativa UCP sul cinghiale (clicca sul testo in rosso per aprire il link).

Il 2012 sarà un anno di zecche

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Danni della selvaggina: tutto sotto controllo

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Le ultime notizie provenienti dal Mendrisiotto confermano senza ombra di dubbio che per la gestione della selvaggina e la prevenzione dei danni della selvaggina alle colture agricole siamo in buone mani…

Caccia al lupo: la Confederazione chiederà di modificare la Convenzione di Berna

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Il Consiglio federale ha accettato ieri una mozione di Jean René Fournier (PPD/VS) che chiedeva di proporre una modifica della Convenzione di Berna (il trattato internazionale per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa) per rendere cacciabile il lupo in Svizzera.

Leggi i dettagli apparsi sul Corriere del Ticino online.

Riappare l’orso in Engadina

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orso
Dopo la fugace apparizione di circa un anno fa in Valle Monastero e in Bassa Engadina, nei Grigioni è tornato a farsi vivo un orso bruno. Un cacciatore lo ha avvistato a Susch (Bassa Engadina) e diverse pecore sono state aggredite.

Leggi la notizia apparsa su tio.ch.

Leggi il comunicato stampa dell'Ufficio cantonale della caccia e della pesca del Canton Grigioni redatto in tre lingue (tedesco, romancio e italiano).

Federviti: “Più giustizia nei risarcimenti!”

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Piatto forte dell'annuale assemblea di Federviti è stato il problema degli indennizzi dei danni alla vigna provocati dagli ungulati. Altri temi toccati: il ricambio generazionale e la pianificazione del territorio in riferimento all'impianto di nuovi vigneti.

Guarda il video col servizio andato in onda a Teleticino.

Caccia tardo autunnale al cervo

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Non essendo stato raggiunto l’obiettivo previsto dal piano di abbattimento 2010, il Dipartimento del territorio ha deciso di istituire un perodo supplementare per la caccia del cervo. I dettagli sono spiegati in questo comunicato stampa.

Servizio civile e protezione delle greggi dal lupo

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Nel Canton Vaud, le autorità, confrontate con la presenza di due predatori, hanno escogitato un’idea originale: impiegare giovani assegnati al servizio civile per aiutare i pastori a realizzare le misure di protezione. Leggi l’articolo apparso su 20min.ch.

Come lavorano i cani da protezione delle greggi?

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Escrementi dei cani nei pascoli: NO grazie!

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welsh-corgiCon la primavera e il ritorno del bel tempo ecco che si ripropone un problema da non sottovalutare. I cani liberi di scorazzare nei pascoli, oltre a poter costituire un pericolo per il bestiame minuto, possono con i loro escrementi trasmettere alle mucche la malattia della neosporosi (Neospora caninum). Ne ha parlato anche il portale di Terre&Nature con questo articolo.

Le regole della buona convivenza impongono dunque di raccogliere gli escrementi dei propri beniamini anche in campagna, come del resto si fa in città, e di tenere i cani sotto stretta sorveglianza. Ma torneremo prossimamente su questo argomento.

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