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OPINIONE: L’intervento di Claudio Cattori sul Parco del Piano nella seduta del Consiglio comunale di Giubiasco

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L’Istituzione del Parco del Piano di Magadino è un atto politico che dimostra la volontà di salvaguardare almeno quel che resta di un territorio agricolo, unico nel nostro Cantone.

Lo scempio perpetrato ai danni del Piano di Magadino, nei decenni trascorsi, è uno spettacolo desolante sotto gli occhi di tutti. Insediamenti discutibili imposti dalla Confederazione, dal Cantone e, ciò che è più grave, dai Comuni che si affacciano sul Piano. Taluni amministratori comunali, negli anni, hanno fatto delle scelte pianificatorie, che ora testimoniano lo spreco e l’irragionevole sottrazione di terreno agricolo.

Infatti, negli anni ottanta e novanta, ma anche all’inizio del secondo millennio, taluni politici si sono lasciati sedurre dalla frenesia dagli insediamenti che avrebbe dovuto generare entrate stratosferiche. E così non è stato nella maggioranza dei casi.

Ma è altrettanto vero che, quei politici, avevano smarrito il senso di responsabilità che consigliava di salvaguardare e proteggere un territorio agricolo di assoluto pregio. I territori di Sant’Antonino, Cadenazzo e anche Contone non necessitano, a questo proposito, di commenti. Ora sono però diventati una realtà scomoda, imbarazzante.

È soprattutto ora di vigilare per evitare il peggio; è quello che ci si propone questa sera. In questo contesto non posso dimenticare che, una responsabilità di non poco conto, va anche addebitata dal Consiglio di Stato che ha ratificato, nel passato, l’estensione sconsiderata di zone edificabili, con l’aggravante di aver accettato anche norme edificatorie che possono essere definite spregiudicate.

I contadini, in quell’epoca, avevano fatto sentire la loro voce ma erano poco ascoltati e per certi versi erano dileggiati o quantomeno considerati come nostalgici di un’epoca che sembrava essere stata soppiantata dalla corsa al presunto benessere economico. Invece il tempo ha dato, seppur tardivamente, ragione a coloro che si battevano per salvaguardare un bene irripetibile qual è il territorio agricolo.

Dopo questa premessa dichiaro di accettare, in linea di massima, gli obiettivi che s’intendono perseguire con il Parco del piano di Magadino. Ma non posso evitare dal manifestare le mie preoccupazioni; come cittadino e agricoltore.

La terra è una proprietà di tutti ma si sa che essa è sempre stata ultimata e lavorata dei contadini e degli agricoltori. Chi, più di loro, devono essere considerati gli attori principali in questo contesto? Certo, ci sono regole e ordinamenti che vanno rispettati. Ma loro sono i primi attori. Ora, più di ieri, se vogliamo mantenere intatto quel territorio agricolo che rimane, gli agricoltori non devono però essere intralciati dalle esasperanti limitazioni che vorrebbero imporre gruppi di pensiero che rasentano l’estremismo.

Gli agricoltori, è bene ricordarlo, hanno una coscienza ecologica. Le leggi, le ordinanze, le norme fissano limiti che non possono e non devono essere superati. Sono quindi una garanzia che deve rassicurare anche per chi appare ossessionato da una visione ecologicamente estrema. E’ invece necessario sapere coniugare, sapientemente, il rispetto della natura con le esigenze economiche.

La terra deve fornire la sussistenza e i contadini sono coloro che la coltivano. Sembra un’equazione facile ma, ammetto, anche delicata. Ed è inevitabile che, quando si parla di agricoltura, non si può eludere l’aspetto economico. Oggi l’orticultura, per sopravvivere, deve adeguarsi ai progressi tecnologici. In particolare l’orticoltura non può prescindere dalle serre ad alta tecnologia e dalla coltivazione intensiva. Pena il fallimento!

Ma, quando il progresso è ben orientato si possono ottenere risultati interessanti. Per esempio, nel nostro Comune, la lungimiranza del Comune di Giubiasco ha reso possibile la creazione di due “zone serre”, in buona parte costruite ad alta tecnologia e allacciate al teleriscaldamento Teris SA. Una visione politica che va segnalata anche perché possa essere d’esempio in altre parti del Cantone per avviare una collaborazione virtuosa, fra agricoltura e altre entità, che è esemplare. Nel nostro caso è il termovalorizzatore che fornisce energia anche agli agricoltori.

Vale la pena di ricordare che quattro aziende del nostro Comune collaborano con la Federazione ortofrutticola ticinese FOFT di Cadenazzo che ha un fatturato di 30 milioni. Ben il 59% della cifra d’affari della FOFT, è prodotto dalle quattro aziende, ubicate nelle zone serre. E’ una realtà che merita, in questo contesto, di essere considerata perché, oltretutto, gli acquisti sono veramente a km zero e si potrebbe addirittura definirli: “acquisto giubiaschese DOC a chilometro zero”.

Ma c’è di più: nelle quattro aziende operano circa 100 lavoratori e lavoratrici che producono un indotto non trascurabile sulle altre categorie economiche.

Concludo ripetendo che le forzature idealistiche hanno un loro senso nella misura in cui sanno essere complementari a una realtà che non si cambia con i soli proclami e buoni propositi. Assicuro la mia adesione al Messaggio Municipale auspicando fortemente che gli attori del Piano di Magadino erano, sono e saranno quegli agricoltori che da sempre sono fedeli e rispettosi della terra.

 Claudio Cattori

Giubiasco, 17 ottobre 2016

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Informazioni su agrifutura

Associazione di agricoltori ticinesi www.agrifutura.ch

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